Il volto dell’altro: dalla Bosnia all’Ucraina

Un lungo viaggio via terra da realizzare nell’arco di qualche mese per mostrare un mondo a rilento, a passo d’uomo, che gode del fascino di ciò che l’occhio vede per la prima volta.

 

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E- book “Verso Est. Appunti di viaggio”

   Verso Est è il primo libro di Matthias Canapini, pubblicato pochi mesi fa, nel maggio 2015. Appunti di viaggio, scritti come un diario, di getto, durante le pause del giorno o della notte, seguendo con la penna i pensieri mentre si stanno formando e stanno iniziando a dare una forma più stabile e completa alle frasi ascoltate poche ora prima dalle persone incontrate, o alle suggestioni dei luoghi attraversati, un dettaglio oppure un riferimento storico, una storia conosciuta e da raccontare ad altri. “Matthias viaggia da solo – scrive Giacomo Scattolini nella prefazione – in modo lento con autobus, treni o navi, zaino in spalla e alloggi di fortuna. Matthias ha fatto tutto questo a neanche ventitré anni. Evidentemente il gene del nomadismo e della curiosità per capire come gira il mondo non è ancora estinto nell’essere umano”.

I paesi attraversversoest_downloadati sono dodici: Albania, Grecia, Turchia, Bulgaria, Kosovo, Serbia, Bosnia, Georgia, Armenia, Romania, Siria e Ucraina. “Credo sia molto importante continuare a raccontare l’umanità del mondo – dice Matthias – soprattutto in tempi difficili come quelli in cui viviamo. La cosa più bella che ho incontrato durante i miei viaggi è proprio l’umanità che sopravvive anche nelle situazioni più drammatiche. Scorrendo le pagine di questo libro leggerete semplici storie, appunti, testimonianze raccolte in circa quattro anni di vagabondaggi. Leggerete i diari di una serie di viaggi affrontati quasi sempre via terra, a contatto con persone semplici. Da questi incontri, fortuiti o meno, scaturisce un mondo a rilento, a passo d’uomo, visto spesso col fascino della ‘prima volta’. Bellissimo così come è, nella sua completa genuinità”.

L’E-book è disponibile nel seguente indirizzo http://www.altroviaggio.org/downloads/verso-est-appunti-di-viaggio/

al prezzo di € 4,99

Verso est – Appunti di viaggio

Scorrendo le pagine di questo libro leggerete semplici storie, appunti, testimonianze raccolte in circa quattro anni di vagabondaggi dai Balcani al Caucaso o dalla Turchia all’est Europa. Leggerete i diari di una serie di viaggi affrontati quasi sempre via terra, a contatto con persone semplici. Da questi incontri, fortuiti o meno, scaturisce un mondo a rilento, a passo d’uomo, visto spesso con il fascino della “prima volta”. Bellissimo così come è, nella sua completa genuinità.

Ultima pubblicazione dell’autore. Per acquistare il libro contattare a: canapini.matthias@gmail.com

Il costo è di 13 euro compresa la spedizione.

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Un giorno ho visto le mucche

Dopo i viaggi in Siria è iniziato tutto per gioco. Le mille attività con i bambini, le mostre, gli incontri nelle scuole.        Pochi mesi dopo è stata la volta dell’Ucraina, stesse storie, Ucraniaa child book cover 2stesso dolore.    Ho raccolto testimonianze, appunti, fotografie e ancora una volta, al     ritorno, ho deciso di espandere le storie incontrate ai più piccoli. Tramite disegni e illustrazioni seguiremo insieme l’esperienza di Andrei, bambino di 8 anni che ci racconta il prima e il dopo della “sua” guerra nell’est del paese. Ancora una volta senza analisi politiche ne grandi discorsi, semplicemente una storia di e per bambini. Il motivo è sempre lo stesso: raccontare!

TAV : Diario dalla Valsusa

copertina tav “Diario dalla Valsusa” è un semplice libricino cartaceo realizzato grazie all’aiuto dei    miei amici valsusini. Si ripercorre a mo di diario di viaggio la quotidianità della valle,  raccontando le storie ed i pensieri che ruotano attorno al movimento no tav. Le storie  e i racconti all’interno del libricino sono accompagnate da fotografie.

La porta della pace – una bambina in fuga dalla guerra

la porta della pace  Di ritorno dai campi sfollati in Siria ho avuto l’opportunità di raccontare     tante storie, tante quante quelle incontrate in viaggio. Raccontare ad          “altezza bambino” le troppe infanzie rovinate a causa della guerra e far    sapere che dietro i numeri ci sono sempre persone come noi, con un  volto, un nome, una storia. Questa esigenza di raccontare si è  concretizzata nel semplice libricino “La porta della pace” nel quale  potrete trovare illustrazioni e disegni utili a spiegare anche ai più piccoli  una realtà tragica come può essere quella della guerra. Nelle pagine che  seguono, Amira, una bimba di 7 anni ci racconta la sua quotidianità  all’interno del campo profughi di Bab Al Salam. Un piccolo modo per  sensibilizzare grandi e piccoli su tragedie umane troppo spesso ignorate.

 

Siria. Scatti e parole

E’ il progetto ideato dagli scrittori Alberto Gerardo e Alessandro Greco, in collaborazione con fotoreporter siriani e italiani: lens Dimashqi, lens Ibn Al Balad, Matthias Canapini ed Enea Discepoli. 26 fotografie della Siria e dei siriani scattate durante copertinala guerra civile, a cui si legano 26 racconti per provare a immaginare e descrivere la storia delle vittime del conflitto in Siria.

Vajont: ricordo di una strage annunciata

La notte del 9 ottobre 1963 una frana di 260.000.000 m. si stacca dal monte Toc e precipita nel lago artificiale della diga del Vajont. L’impatto crea un’onda alta 200 m. con un volume di 25.000.000 m q. che tracima il muro della diga e si abbatte sull’abitato di Longarone. Un’altra onda della stessa quantità di quella precedente danneggia i paesi di Erto e Casso. Totale vittime accertate: 1917. La catastrofe ha mutato notevolmente l’economia dei paesi colpiti, distruggendo numerosi campi coltivati, fonte primaria di reddito della popolazione che è stata costretta ad emigrare in nuovi abitati costruiti successivamente. Oggi il Centro di Erto e Casso appare in uno stato di evidente degrado e abbandono. Responsabile della catastrofe non è stata la natura, ma l’incuria e l’avidità di uomini potenti, irrispettosi della popolazione delle sue tradizioni. Numerosi superstiti continuano a portare le loro testimonianze a tutti i cittadini italiani. 475 furono i bambini sotto i 15 anni a morire quella notte. È tradizione della valle ogni anniversario liberare palloncini colorati in cielo …

 

 

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Donne

Nel pomeriggio incontro le Donne In Nero, associazione che lotta incessantemente per una cultura di pace, solidarietà e diritti umani. Il movimento delle DIN è nato in una piazza di Gerusalemme ovest nel 1988, dall’incontro di sette donne israeliane che scelsero il nero ed il silenzio come modalità per protestare contro l’occupazione israeliana della Giordania e di Gaza. Da quella volta numerosi gruppi di donne e ragazze hanno dato vita ad assemblee e riunioni, fino a creare un’immensa rete solidale che corre dalla Palestina alla Spagna, come dalla Bosnia all’ Afghanistan. Vengo a sapere che verso le diciannove e trenta in Piazza della Repubblica, le DIN daranno vita ad un piccolo spettacolo “teatrale” per ricordare il genocidio di Srebrenica per far si che la memoria venga tramandata alle nuove generazioni. Il massacro di Srebrenica come si è detto, è stato il più grande genocidio della storia moderna dopo l’olocausto degli ebrei. Migliaia di musulmani bosniaci sono stati trucidati nel luglio del 1995 dalle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic. Ci sarebbe tanto, troppo da aggiungere. Come il fatto che Srebrenica era considerata zona protetta dall’ ONU, all’interno della quale civili inermi credevano di trovare conforto e aiuti umanitari. Evacuate le donne e i bambini invece è scattata la violenza più atroce e impensabile. Si contano 8.372 oggi si continua a scavare e migliaia di altre salme esumate dalle fosse comuni attendono di essere identificate. Grazie ad un esame medico tutte le famiglie private di un marito, un fratello, un nonno o un figlio potranno avere finalmente una bara su cui piangere. Magra consolazione penseranno alcuni. Quest’anno il numero di corpi

( o parte di essi) ritrovati sale a 409. Questo numero insieme ai resti ritrovati negli ultimi anni, fa si che le vittime del massacro salgano ad un numero superiore a diecimila.

Un luogo in cui, rubando le parole all’attrice Roberta Biagiarelli, non potrà mai più esistere la pace. Perché prometterla ai bambini, la pace? Qui le scuole hanno ancora chiazze di sangue nel muro e le vedove andando a fare la spesa, spesso si imbattono negli assassini che hanno ucciso un loro famigliare. Sicché pensate, come può tornare la pace in un luogo simile? Una pace vera, genuina, non costruita né artefatta. Una volta dentro il memoriale le DIN vengono applaudite ed accompagnate alla loro postazione. Io mi allontano. Mi perdo tra gli sguardi dei parenti delle vittime. Non fotografo. Respiro l’aria. Quattrocentonove bare si stagliano tra la folla. Anche un anno fa mi aveva colpito un foglio posto sul muro esterno del complesso. Il nome del tuo caro ucciso affiancato dal numero corrispettivo della bara. Cosi vedi i famigliari aggirarsi tra queste “scatole” semivuote, fino a quando non trovano quella giusta su cui piangere. L’esperienza è forte. 1995-2013. Diciotto anni.

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Infanzie perdute e poi (forse) ritrovate

Passare del tempo coi bambini, guardarli ridere, giocare, urlare e meravigliarsi il più delle volte mi fa riflettere profondamente. Forse è dato dalla loro ineguagliabile spontaneità puerile. Mi chiedo spesso cosa voglia dire crescere senza genitori. Mi chiedo come si possa sentire un bambino quando è privato fin da piccolo di qualsiasi tipo di sostegno affettivo. Non avere nessuno che ti faccia trovare il pigiama sotto il cuscino prima di andare a letto. Nessuno che ti porti a mangiare un gelato al parchetto del quartiere. Nessuno che ti svegli al mattino sussurrandoti che è ora di alzarsi, infilare le scarpe e andare a scuola. Le circostanze che mi hanno portato in Kosovo sono da cercare in queste riflessioni e nel mio desiderio di approfondire il mondo delle adozioni. Un mondo complicato e burocratico ma estremamente solidale. Un mondo che ogni giorno cerca instancabilmente di ridare dignità a tutti quei bambini abbandonati a sé stessi, in Kosovo come altrove.

Arriviamo finalmente alla celebre struttura “Pan di Zucchero”. Situata all’interno di una scuola, si divide principalmente in due salette e, incuriosito dai colori vivaci che diffonde, entro nella stanza da gioco. Puzzle, pupazzi, fogli e colori da disegno, peluche, tende, libri, palloni e birilli. Mentre nell’altra stanza tengono la riunione settimanale coi genitori affidatari, io mi avventuro in questo universo colorato. I bambini mi guardano perplessi, poi iniziano a sorridere e giocare come un attimo prima che arrivassi. Entra una luce calda e soffusa nella stanza, conferendo agli oggetti un particolare color rame. Aiuto i bambini a preparare una frittata, ma all’invito di assaggiare un uovo di plastica rimango perplesso, facendoli scoppiare in una risata collettiva. Chiedo i loro nomi. C’è Ardita, Elmedina, Elhame, Shqipe, Leon, Butrini e Fjolla, ognuno col suo sguardo in grado di trasmetterti qualcosa. Occhi impauriti, meravigliati, sorpresi, sbarrati, stanchi. Questi bambini, che vanno dai tre ai dieci anni d’età, provengono dai contesti più diversi. Qualcuno è stato allontanato dal padre perché mentalmente instabile o dalla madre perché tossicodipendente. Le reazioni dei bambini quindi dipendono dalle situazioni da cui provengono. Molti inizialmente sono timidi, chiusi o traumatizzati anche solo dal contatto fisico.

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